La comune definizione dell'albero come "Una pianta legnosa perenne dotata di un fusto
principale che (...) ha generalmente poche o nessuna branca nella sua parte inferiore
ed e' coronata da una chioma di rami e foglie (...)" (dizionario Websters) e' per noi
inadeguata. Per comprendere lo status dell'albero nel mondo vivente, dobbiamo rispondere
a due domande: che cosa e' una pianta rispetto a un animale? Che cosa e' un albero rispetto
a una pianta erbacea? Risponderò gradualmente alla prima domanda. Ma la risposta alla
seconda può essere riassunta con una frase: un albero è una pianta in cui i problemi
dimensionali e di durata nel medium aereo sono ingranditi e in cui vengono esplorate due
dimensioni nella morfogenesi. L'evoluzione delle influenze relative di questi tre fattori
determina dieci fasi morfologiche e fisiologiche nello sviluppo dell'albero.
DIMENSIONI
Mentre un animale si compone di un gran numero di organi, una pianta è costituita
principalmente da cinque soli tipi di organi: foglie, fusti, fiori, radici assorbenti e
radici di crescita. Fondamentalmente, gli animali crescono attraverso l'ingrandimento
degli organi esistenti; la crescita delle piante è un processo morfogenetico ripetitivo
di organi identici; per raggiungere una notevole dimensione verticale e orizzontale,
l'albero deve inoltre organizzare le proprie diverse parti secondo una gerarchia che
conduce a una pre- ovverro post-selezione nello sviluppo. Durante l'intero sviluppo
dell'albero si alternano fasi di ripetizione e di organizzazione gerarchica, consentendo
a esso di raggiungere notevoli dimensioni.
Ripetizione fondamentale
La fondamentale organizzazione spazio-temporale della parte aerea di una pianta è il
funzionamento plastocronico del meristema che costruisce il germoglio fogliare. Un ciclo
morfogenetico, che costruisce una foglia e un pezzo di fusto, viene compiuto nel giro di
qualche giorno; questa attività ritmica e' autocontrollata. Esistono due tipi principali
di crescita di un germoglio: nel primo (specie aritmiche: Fraxinus spp., Acer spp.,
Platanus spp.) ogni anno vengono prodotte solo alcune foglie: se il germoglio è
vigoroso, la lunghezza dell'internodo può superare i 20 cm, quindi il ramo può
raggiungere 1m o più con solo 7 o 10 foglie; nel secondo tipo (specie ritmiche: Quercus
spp., Malus spp., Crataegus spp., Prunus spp.) la stessa attivita' plastocronica e'
soggetta a fluttuzioni ritmiche, con periodi di circa 4 settimane; un ramo vigoroso
emette fino a 20, 50 o 100 foglie con una lunghezza dell'internodo breve e costante.
Selezione fondamentale
Durante la formazione del germoglio, i meristemi laterali possono crescere non appena sono
stati elaborati dal meristema principale, come negli arbusti e nelle essenze erbacee
annuali e perenni. Negli alberi le gemme laterali non hanno alcuno sviluppo fino alla
primavera seguente: esse restano sotto l'influenza del meristema principale, la cosiddetta
dominanza apicale. L'anno successivo, le gemme laterali possono svilupparsi in modo
uniforme oppure preferibilmente alla base, come nelle perenni e negli arbusti. Ma, negli
alberi, questa dominanza apicale puo' durare per molti anni (Figura 1, fasi 1 e 2). Poi,
in primavera, si sviluppano solo le gemme laterali più alte differenziantesi nell'anno
precedente, e quella terminale se esiste; più sono alte sul fusto più la crescita è
vigorosa: chiamiamo acrotonia questa crescita differenziata preselezionata (Figura 1, fase3).
Ripetizione e post-selezione sul tronco
Lo sviluppo ritmico annuale crea una architettura ritmica e la ramificazione dell'albero.
Ma gli stessi processi, cioè la dominanza apicale e l'acrotonia a livello arboreo,
provocano rispettivamente la crescita piu' o meno orizzontale (plagiotropismo) dei rami
dominanti dal germoglio terminale del tronco e lo sviluppo preferenziale dei rami più
alti (Figura 1, fase 4).
Ripetizione e pre-selezione sui rami dell'albero giovane
Un ritmo annuale di crescita, seguito da una preselezione acrotona nello sviluppo delle
gemme laterali, porta alla formazione dei rami. Oltre a ciò, un secondo e simultaneo tipo
si preselezione del potenziale di crescita dei germogli durante l'inverno porta a una
maggiore crescita delle gemme poste sul lato inferiore rispetto alle gemme sul lato
superiore: si tratta della cosiddetta ipotonia. Così il tronco si sviluppa sulla base di
una simmetria assiale, mentre il ramo dominato si sviluppa sulla base di una simmetria
bilaterale. Dopo molti anni, il germoglio terminale del tronco perde la propria dominanza
sulle branche laterali, che diventano indipendenti (Figura 1, fase 5). Esse allora
crescono verso l'alto e con maggior vigore, diventando tronchi secondari: ognuna di esse
ripete il processo iniziale di ramificazione del tronco con simmetria radiale (isotonia)
che viene conseguentemente chiamato reiterazione sillettica. Qualche anno più tardi, le
branche secondarie si sottraggono al controllo dei germogli terminali delle branche
primarie, e così via. L'albero giovane, che finora ha costituito una unità, perde la
propria coesione e diventa un corpo composto da varie centinaie di individui
(Figura 1, fase 6).
Selezione nell'albero giovane
Possiamo ora distinguere due parti nel sistema di ramificazione dell'albero: la parte
inferiore, costituita da branche nate sotto la forte dominanza apicale del tronco,
scompare progressivamente, mentre la parte superiore, cresciuta attraverso un processo di
reiterazione, è soggetta a un forte sviluppo e costruisce la chioma dell'albero adulto
(Figura 2). L'apparato radicale è soggetto a processi di sviluppo simili, in cui la
reiterazione è il fondamentale principio di ripetizione. La dominanza apicale e
l'equivalente dell'epitonia sono fattori di pre e post-selezione. Acrotonia e ipotonia
sono probabilmente impossibili e si è di rado osservata una crescita ritmica; ciò sembra
dipendere dalla crescita della parte aerea.
DURATA
Le cellule animali vengono sostituite con regolarità, mentre nelle piante le nuove cellule
si accumulano esternamente rispetto alle vecchie cellule che restano, vive o morte, nello
stesso luogo. I tessuti vengono accumulati dagli alberi in due direzioni: in lunghezza i
nuovi germogli vengono aggiunti agli apici dei germogli dell'anno precedente; in spessore
gli anelli lignei vivi vengono aggiunti esternamente a quelli vecchi. Questi due tipi di
crescita hanno conseguenze rispettivamente sul rinnovo delle branche e sull'evoluzione
dell'apparato radicale. Si possono trarre tre conclusioni pratiche. In primo luogo gli
animali feriti possono guarire sostituendo le cellule morte con cellule nuove; negli alberi
le cellule morte restano definitivamente dove si trovano, a meno che non siano distrutte
da funghi, e quelle nuove coprono il legno morto ma non guariscono la ferita in senso
stretto: ciò pone il problema della diagnosi patologica meccanica e fisiologica. In secondo
luogo, una parte amputata di un animale non può essere sostituita, o può esserlo solo in
casi rari: potare un ramo di un albero provoca una reazione morfogenetica che ripristina
la parte tagliata; ciò pone il problema degli effetti della potatura e della risposta
fisiologica. In terzo luogo, tutti gli organi di un corpo animale hanno all'incirca la
stessa età; nelle piante un meristema è soggetto ad un invecchiamento ontogenetico o a un
movimento morfogenetico; indipendentemente dalle condizioni fisiologiche, la morfogenesi
muta passando da un esemplare giovane a uno adulto e a uno senescente ma ancora funzionale:
ciò solleva la questione dell'invecchiamento fisiologico e ontogenetico nello spazio e nel
tempo.
Il rinnovo dei rami
La lunghezza dei rami non può aumentare all'infinito. Sotto il proprio peso, i rami
primari tendono a piegarsi progressivamente. Le ramificazioni che crescono verso l'alto si
sviluppano e si ramificano con vigore maggiore rispetto a quelle sul lato inferiore e
ancora più dello stesso asse principale. Dopo molti anni si verifica una post-selezione
nel corso della quale le branche che crescono verso l'alto "uccidono" quelle sul lato
inferiore e, in seguito, l'asse principale; si tratta dell'epitonia. Una delle branche
(epitone) che crescono verso l'alto diventa l'asse principale, ma in seguito anch'essa
verrà sostituita da un ramo epitono più interno, e cosi via. In questo modo i rami
organizzano il rinnovo permanente di una parte sempre più importante della loro struttura.
L'evoluzione dell'apparato radicale
L'accumulo di legno vivo all'esterno di una zona sempre più ampia di legno morto è con
tutta probabilità la causa principale del marcato sviluppo di radici laterali e
orizzontali a spese delle radici più interne, oblique e verticali, la crescita delle quali
si rallenta e si ferma (Figura 2).
Diagnosi: patologia, meccanica e fisiologia
L'arboricoltore, in quanto esperto del settore, deve distinguere tre parti nella diagnosi:
la patologia, la meccanica e la fisiologia.
Consideriamo tre situazioni tipiche.
La diagnosi tradizionale in patologia valuta l'entità delle malattie e gli agenti patogeni.
Funghi sistemici come Verticillium spp. e Ceratocystis spp. provocano la
distruzione della corteccia nel giro di uno o due anni: l'esperto può prevedere senza
alcuna ambiguità il declino rapido e totale dell'albero. Ma la maggior parte delle
situazioni non sono altrettanto chiare e gravi. Dopo aver identificato la specie fungina,
il patologo può stimare l'estendersi della carie nella corteccia e nel legno; l'esperto
prende poi in considerazione le dimensioni della carie, l'architettura dell'albero e
alcuni sintomi esterni che rappresentano reazioni più o meno vigorose a difetti interni,
secondo la legge della distribuzione costante dello stress; indi propone un trattamento
che dipende principalmente dalla diagnosi meccanica. Se lo stato fisiologico della pianta
è buono, in un anno si può superare la distruzione della maggior parte del fogliame;
altrimenti, si può innescare il declino dell'albero. Il trattamento dipenderà
fondamentalmente da una diagnosi fisiologica. Tale diagnosi si basa sui sintomi morfologici
della crescita e dello sviluppo dell'anno precedente e sulle reazioni alla distruzione del
fogliame.
Potatura e fisiologia
Secondo il processo ripetitivo della costruzione di un albero, una branca viene divisa in
parti identiche. Ognuna di esse si compone di un asse principale con un lungo germoglio
terminale e di assi dominanti, laterali e più brevi. La potatura riduce il numero di
germogli e porta alla reiterazione della parte persa ma vi sono due modi di potare una
branca: il taglio di ritorno e la potatura di diradamento. Il taglio di ritorno (potatura
corta) consiste nel tagliare il germoglio dominante, fino a raggiungerne uno laterale
breve: la branca viene disorganizzata e indebolita. La potatura di diradamento (potatura
lunga) consiste nell'asportare la parte debole del ramo: essa conserva la leadership del
germoglio principale e anticipa la selezione e il rinnovo naturale; inoltre, la crescita
del germoglio principale viene rinforzata, la dominanza apicale si allontana e consente
la reiterazione dei rami laterali brevi che cresceranno più rapidamente e sostituiranno
l'asse principale molti anni dopo. Se un albero è fisiologicamente giovane e se la branca
sta vivendo uno sviluppo ipotono (Figura 1, fasi 3 e 4), si deve potare la parte superiore
del ramo e la potatura di diradamento ringiovanisce fisiologicamente l'albero e
contribuisce alla crescita dell'albero nel modo voluto. Se l'albero è adulto e le branche
si sviluppano secondo isotonia o epitonia (Figura 1, fasi 5, 6 e 7) si deve asportare la
parte inferiore della branca e la potatura di diradamento evita solamente la formazione di
legno morto, aumenta la resistenza fisiologica e meccanica della branca e ne riduce la
sensibilità alle malattie, soprattutto accrescendo la sua capacità di immagazzinamento.
Il vigore rimanente dell'albero si trasferisce dapprima alla sola gemma apicale del
germoglio annuo. Ma il crescente declino dell'apparato radicale, in particolare la morte
delle radici strutturali verticali più interne, conduce al trasferimento del vigore
vegetativo dalla punta alla base del germoglio, poi al ramo secondario e poi alla branca
(basitonia) (Figura 1, seconda metà della fase 8 e inizio della fase 9); le vecchie
gemme quiescenti e le vecchie branche mostrano improvvisamente un nuovo vigore e producono
germogli lunghi e vigorosi; queste sono chiamate reiterazioni prolettiche.
Attività cambiale e meristema apicale
La crescita secondaria che si verifica nel cambio permette l'ispessimento del germoglio;
le successive strutture legnose nel fusto hanno quattro funzioni: nuovi vasi vascolari e
tubi cribrosi migliorano la circolazione della linfa, l'ispessimento del fusto aumenta
la resistenza meccanica: gli alberi devono sostenere anche il peso della propria struttura;
carboidrati e acqua vengono immagazzinati nel tronco, nelle branche primarie e nelle
radici; alcuni carboidrati come i composti fenolici aiutano l'albero a confinare le
infezioni all'interno di aree limitate. Le riserve non sono distribuite equamente nel
legno. Bory (1992), ha mostrato non solo che la quantità di riserve di carboidrati varia
secondo la stagione, ma anche che le riserve vengono accumulate principalmente alla base
del tronco e delle branche reiterate, in modo che lo schema di distribuzione dei
carboidrati si adatti alla organizzazione architettonica dell'albero; ciò fornisce
un'ulteriore giustificazione alla potatura di diradamento. Nell'albero giovane e adulto,
la chioma può nutrire qualsiasi parte dell'apparato radicale. Quando l'albero invecchia
i movimenti di acqua ed elementi nutritivi si fanno sempre più difficili. Quando il
vigore dell'albero declina (Figura 1, fase 8), il numero ridotto di foglie non è in grado
di sostentare la considerevole quantità di legno accumulato fin dalle origini. Vuoti
appaione nel cambio, inizialmente continuo; invece la vicinanza di vigorose reiterazioni
accresce l'attività delle zone cambiali. Nella fase 9 (Figura 1) non solo le branche ma
unità composte di una branca e un pezzo di tronco a forma di pilastro si fanno sempre più
indipendenti dal resto dell'albero. Nella fase 10 della stessa figura il cambio induce un
nuovo apparato radicale e qualsiasi unità diventa indipendente per l'approvigionamento di
acqua, minerali e carboidrati. Negli alberi anziani si può avere una separazione fisica
senza alcun danno per le parti vive dell'albero.
CONCLUSIONI
Questa breve relazione su alcuni aspetti della biologia dell'albero potrebbe essere
riassunta in poche parole. Nella prima parte della vita dell'albero (Figura 1, fasi da
1 a 4), sono essenziali gli aspetti ontogenetici del suo sviluppo, che dipendono
dall'attività morfogenetica di ciascun meristema; la maturazione ontogenetica sembra
muoversi in una dimensione lineare, principalmente tra il collare e il meristema
considerato. Per far fronte all'aumento esponenziale di germogli in crescita
un'organizzazione gerarchica a livelli differenti opera pre-selezioni e poi post-selezioni
tra un grande numero di elementi identici (meristema, gemme, germogli, rami):
l'invecchiamento fisiologico sembra dipendere dapprima, quando l'albero è giovane, dalla
dimensione intesa come numero di germogli attivi. Durante questo periodo la potatura, che
riduce il numero dei germogli in crescita, può modificare i processi di maturazione ed
invecchiamento. In seguito (Figura 1 fase 7), la sfida sta nella durata. Dato che non è
possibile sostituire le cellule, l'attività fisiologica consiste in un costante rinnovo
delle strutture. La capacità nutritiva delle foglie e delle radici di un albero adulto è
di circa tre volte superiore al necessario; l'eccesso viene immagazzinato: quando i bruchi
della tignola verde distruggono l'intero fogliame di una quercia, nel giro di tre settimane
si ha la crescita di nuove foglie a spese delle riserve di carboidrati dell'anno
precedente, che forniscono ancora all'albero il nutrimento a base di carboidrati.
La potatura è inefficace sull'invecchiamento ma migliora alcuni aspetti della funzionalità
fisiologica, come la capacità di immagazzinamento dell'albero. Con il crescere della
quantità di legno nel tronco e nelle radici strutturali, viene utilizzata una parte
sempre maggiore di elementi nutritivi per sostentare questa parte dell'albero non
produttiva e non rinnovabile. La rottura dell'equilibrio avviene nella fase 8 (Figura1),
quando l'apparato radicale è soggetto ad un declino costante e simultaneo, probabilmente
dovuto al degradarsi del rapporto tra foglie e radici. In questa fase la potatura è
fisiologicamente inefficace ma è essenziale per la sicurezza meccanica. La cosa più
importante è, forse, conservare un buon arieggiamento del terreno per ritardare il declino
dell'apparato radicale.
Invecchiamento fisiologico e ontogenetico nello spazio e nel tempo
Per comprendere questo difficile concetto, consideriamo due piantine di melo selvatico:
la prima cresce rapidamente in vivaio, la seconda è fortemente dominata in una foresta e
cresce molto lentamente. Nei primi quattro anni entrambe erano ontogeneticamente giovani,
e pertanto incapaci di fiorire. Il melo della foresta ha ora dieci anni, è alto un metro e
non produce ancora alcun fiore. Dieci anni dopo sarà ancora giovane, ma fisiologicamente
senescente e morirà. Il melo del vivaio ha ora cinque anni e sta cominciando a far
sbocciare i suoi primi fiori sui germogli dell'anno precedente; solo queste branche sono
ontogeneticamente adulte, la parte rimanente dell'albero è giovane. La primavera seguente
il vivaista innesta due alberelli di melo: una marza è presa da un ramo adulto del melo
che aveva appena prodotto fiori l'anno precedente, la seconda marza viene presa dalla zona
giovanile, la terza marza viene presa dal melo della foresta. I tre alberi nuovi non
fioriscono per tre anni; fioriscono simultaneamente il quarto anno. Perchè? Subito dopo
l'innesto, il primo albero è ontogeneticamente adulto ma fisiologicamente incapace di
fiorire; le sue dimensioni generali, la sua architettura, il suo ritmo di crescita e
l'equilibrio tra apparato radicale e fogliame inibiscono la formazione dei fiori. Gli
altri due finiscono la maturazione ontogenetica corrispondente alla conclusione del
periodo giovanile e raggiungono insieme lo sviluppo fisiologico essenziale alla fioritura.
La capacità di crescita degli alberi da vivaio, molto superiore che nella foresta ,
consente il raggiungimento delle dimensioni minime compatibili con lo stato ontogenetico
adulto. Più in generale, i meristemi più maturi di un albero adulto sono situati nelle
parti cronologicamente più nuove, e generano germogli con il ritmo di crescita più elevato;
questi germogli sono soggetti al processo di sviluppo fisiologicamente più giovane. Alcuni
meristemi giovanili restano nelle parti cronologicamente e fisiologicamente più vecchie,
più interne e più basse, principalmente sotto forma di gemme in quiscienza o
branche deboli.
Organizzazione morfogenetica
Finora abbiamo preso in considerazione soprattutto la crescita primaria, cioè la crescita
in lunghezza limitata agli apici di rami e radici; queste due attività non sono
indipendenti tra di loro. Ma si deve tenere in considerazione l'attività cambiale e si
dovrebbero esaminare i rapporti tra attività apicale e cambiale.
Bipolarità fusto-radice
La bipolarità fusto-radice è una marcata caratteristica delle piante; essa appare nella
filogenesi delle piante in forma primitiva con la tallofita fotosintetica. Tale polarità
si verifica nell'ontogenesi delle fanerogame (cioè le piante caratterizzate da organi di
riproduzione visibili) non appena si ha la prima divisione dell'uovo, o rappresenta almeno
la prima differenziazione dell'embrione. Tale bipolarità è non solo la base
dell'organizzazione morfologica, ma anche di quella funzionale e fisiologica: le radici
in crescita ancorano la pianta al suolo, le radici assorbenti prendono dal terreno acqua
e elementi nutritivi; le foglie forniscono i carboidrati. Una simile bipolarità si
riscontra a livello cellulare in qualsiasi parte della pianta. Questa organizzazione
alimentare diffusa e bipolare nelle piante immobili, contrasta con il transito di elementi
nutritivi polarizzato e ben definito nella direzione opposta alla locomozione. La simmetria
radiale della maggior parte delle piante è inoltre legata all'immobilità e allo sviluppo
parallelo al raggio terrestre, mentre la locomozione degli animali, parallela alla
superfice terrestre, ha portato allo sviluppo di una simmetria bilaterale. Gli alberi
hanno la stessa organizzazione ma le grandi dimensioni, specialmente l'altezza a livello
aereo e la profondità nel suolo pongono l'alberi di fronte ai problemi del trasporto di
acqua verso le foglie e dell'apporto di ossigeno alle radici, rispettivamente. È probabile
che la senescenza fisiologica negli alberi intervenga quando i rapporti tra parte aerea e
apparato radicale soffrono di un degrado significativo e irreversibile. Ho sovente
osservato che il declino del vigore della parte aerea (Figura 1, fase 8) segue la perdita
della capacità di rinnovo dell'apparato radicale: possiamo supporre che le difficili
condizioni di vita sotterranea non consentano un sufficiente apporto di elementi nutritivi
dalle foglie e che il successivo degrado dell'apparato radicale provochi una insufficienza
idrica nelle punte estreme della parte aerea. Inoltre accentuate variazioni climatiche per
periodi prolungati possono peggiorare gli effetti della senescenza fisiologica e
costringere l'immoblile albero ad adattarsi. Tutto ciò si traduce in alterazioni di forme
e dimensioni, nella morte di alcune branche e nello sviluppo di altre.
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