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Alberi & Arboricoltura
La classificazione degli interventi di manutenzione degli alberi
di Valentin Lobis e Mauro Tomasi

L'adozione nel settore dell'arboricoltura urbana di un sistema di classificazione degli interventi univocamente definito e riferito a precise prescrizioni tecniche, rappresenta un elemento di fondamentale importanza sia per il rispetto e la salvaguardia degli alberi, che per il riconoscimento delle competenze professionali di coloro che operano in tale settore.

A partire dalla metà degli anni ottanta in Italia è andato sviluppandosi in maniera via via crescente il settore della cura e manutenzione degli alberi in ambiente urbano.
Accanto al problema di individuazione delle migliori tecniche di intervento, rispettose della pianta e in grado di garantirne sicurezza statica e ottimali condizioni di sviluppo futuro, e tenendo conto della necessità di disporre di personale esperto e adeguatamente formato, un ulteriore problema che a tutt'oggi rimane irrisolto è quello relativo all'impiego di una terminologia comune per la definizione degli interventi.
Da questo punto di vista, infatti, la confusione è tanta. Il linguaggio impiegato in arboricoltura è infatti spesso diverso da regione a regione, e in alcuni casi anche tra tecnici operanti nella medesima zona. Lo stesso tipo di intervento viene di frequente indicato con termini differenti, e analogamente, a un dato termine corrispondono talvolta più interventi diversi.

Il poter disporre di un linguaggio comune per la definizione degli interventi è importante sotto vari aspetti:
  • maggiore facilità di comunicazione tra gli esperti del settore, sia relativamente ai "valutatori" che riguardo agli arboricoltori incaricati di eseguire gli interventi;
  • maggiore facilità da parte del committente (pubblico o privato) nel predisporre gare d'appalto chiare e inequivocabili, e di conseguenza nel valutare più agevolmente le offerte pervenute dalle ditte concorrenti;
  • possibilità da parte delle ditte di arboricoltura di elaborare offerte ben definite e paragonabili a quelle delle altre ditte, e di disporre di maggiore chiarezza circa le richieste dei committenti.
  • Troppo spesso, inoltre, si assiste alla realizzazione di interventi "sbagliati" a carico degli alberi, il più delle volte fonte di danni irreparabili alla pianta. Sotto questo aspetto, il riferimento ad un sistema di interventi definito e realizzato secondo le indicazioni della moderna arboricoltura, garantisce l'adozione di precise e ben definite prescrizioni tecniche, rispettose sia della vitalità, salute e sicurezza delle piante che della loro dignità, bellezza e funzione.

    Attualmente, in Italia, il Gruppo di Lavoro sulla Stabilità degli Alberi (G.L.S.A. - SIA/ISA Italia), analogamente a quanto fatto riguardo la definizione del "Protocollo ISA sulla Valutazione della Stabilità degli Alberi ©" (PESTALOZZA 2002), è impegnato nella realizzazione di un glossario dei termini tecnici impiegati in arboricoltura. In tal senso, riguardo la definizione degli interventi, speriamo con il nostro lavoro di fornire un utile contributo.

    L'esperienza estera
    L'adozione di una terminologia univoca nella definizione degli interventi di manutenzione e cura degli alberi rappresenta un'esigenza da lungo tempo avvertita anche all'estero.
    In Germania, per esempio, un primo concreto tentativo di risolvere tale problema risale al 1981, con la pubblicazione del manuale intitolato Zusätzliche Technische Vertragsbedingungen und Richtlinien fur Baumpflege della Forschungsgesellschaft Landschaftsentwicklung Landschaftsbau di Bonn, nel quale vengono individuati, classificati e descritti i differenti tipi di intervento a carico del verde arboreo. Realizzato con il contributo dei più importanti esperti di arboricoltura a livello tedesco, questa pubblicazione è diventata ben presto in Germania il riferimento tecnico principale per gli operatori del settore, giungendo attualmente alla quarta edizione, rivista e aggiornata.
    Analoghi lavori sono stati successivamente realizzati sia negli Stati Uniti, con la pubblicazione nel 1988 del libro American National Standard for Tree Care Operations, Pruning and Removing Trees and Cutting Brush, Safety Requirement dell'American National Standard Institute of New York, che in Inghilterra, nel 1989, con la pubblicazione del British Standard Recommendations for Treework ad opera del British Standard Institution di Londra.
    Ad ogni modo, l'opera precursore degli standard previsti dalla moderna arboricoltura, impostata secondo criteri di rispetto della vitalità e della longevità delle piante, resta il libro pubblicato ancora nel 1969 da Shigo, Larson ed Edwin, intitolato Photo Guide to the Patterns of Discoloration and Decay in living northern Hardwood Trees (SHIGO et. al. 1969). Il libro tratta a fondo i danni a carico degli alberi in bosco e, in generale, in natura, descrivendo in modo chiaro le conseguenze delle ferite sulle piante, tanto che a tutt'oggi rimane un valido ed attuale riferimento per tutti coloro che operano nel settore della cura e manutenzione del verde arboreo.

    Il "Sistema di Classificazione degli Interventi"
    Nella realizzazione del "Sistema di Classificazione degli Interventi" si è tenuto conto sia dell'esperienza personale che di quanto disponibile in materia a livello europeo (EAC, EUROPEAN TREE PRUNING GUIDE 1999; FLL, ZTV-BAUMPFLEGE 2001; EUROPEAN TREE WORKER 2002, LONSDALE 1999). Il sistema è stato poi testato e messo a punto nell'ambito di un incarico per la realizzazione del Catasto Arboreo del Comune di Merano (BZ).
    Esso consiste in 9 classi di intervento, a loro volta suddivise in tipi e sottotipi, per un totale di 24 differenti interventi. Accanto alla denominazione di ciascun intervento viene fornita una breve descrizione delle sue caratteristiche, dell'ambito di applicazione e delle principali prescrizioni tecniche cui attenersi nell'eseguire l'operazione.
    L'attribuizione ad ogni intervento di un codice numerico permette inoltre una maggiore facilità di gestione delle informazioni sia a livello informatico, che a livello pratico-operativo.
    Allo scopo infine di potere attribuire un valore economico a ciascun intervento (costo di esecuzione) e rendere così il sistema di classificazione uno strumento valido per la definizione degli appalti, la codifica degli interventi è stata, laddove necessario, ulteriormente dettagliata sulla base di parametri dimensionali della pianta o delle parti di essa oggetto di intervento, arrivando a distinguere in totale a 52 interventi codificati.

    SISTEMA DI CLASSIFICAZIONE E CODIFICA DEGLI INTERVENTI DI MANUTENZIONE E CURA DEGLI ALBERI

    1. POTATURA

    Taglio di rami/branche della pianta, da effettuarsi esclusivamente per ragioni precise e riconducibili fondamentalmente a motivi legati alla sicurezza statica della pianta (o di parti di essa) oppure alla presenza di difetti o situazioni di sviluppo indesiderato (in atto o di possibile manifestazione futura).

    Dal punto di vista dimensionale valgono le seguenti definizioni:

    • rami fini: Æ < 3cm
    • rami medi: Æ = 3-5cm
    • rami grossi: Æ = 5-10cm
    • branche: Æ > 10cm

    • Nel caso di "taglio sul legno vivo" (ovvero laddove la potatura interessi rami/branche vive) la superficie di taglio deve avere un diametro £ 5cm (rami medi) in presenza di specie a legno facilmente alterabile e dotato di scarse capacità di compartimentazione (per es. Betula sp., Salix sp., Populus sp., Aesculus sp., ecc.) e £ 10cm (rami grossi) per specie a legno più resistente/reattivo (per es. Fagus sp., Platanus sp., Tilia sp., Quercus sp., Robinia sp, Acer sp., ecc.). Solo eccezionalmente sono consentite dimensioni di taglio maggiori (branche).
    Quercia

    BARRIERA DI COMPARTIMENTAZIONE
    CONTRO L’ATTACCO FUNGINO

    Gli alberi reagiscono alla degradazione fungina del legno sviluppando barriere di compartimentazione che ostacolano l’avanzata del fungo. Lo spessore di tale della barriera è un indice della capacità di resistenza delle diverse specie arboree.
    Specie ad elevata capacità di compartimentazione, come la quercia (sinistra) sviluppano una "barriera" fina, mentre specie con scarsa capacità di compartimentazione, come il pioppo (destra), sviluppano "barriere" larghe.

    Pioppo

    • Nel caso di "taglio sul legno secco" (ovvero laddove la potatura interessi rami/branche morte) questo deve riguardare le sole porzioni effettivamente disseccate del ramo o della branca, evitando in ogni modo il danneggiamento dei tessuti vivi.

    TAGLIO SUL SECCO

    Nelle rimonde del secco il taglio deve rispettare i tessuti vivi dell'albero allo scopo di evitare il danneggiamento del sistema di difesa biologico messo in atto dalla pianta contro la propagazione della carie (cfr. barriera di compartimentazione).

    Le potature devono essere effettuate secondo le tecniche previste dall'arboricoltura a livello internazionale.
    Nel taglio di un ramo, il collare che talvolta è presente in corrispondenza del suo punto di inserzione sul tronco deve essere rispettato, e devono altresì essere rispettati precisi angoli di taglio.
    La riduzione dei rami deve avvenire secondo le modalità del "taglio di ritorno", accorciando cioè i rami fino ad un ramo laterale di diametro pari ad almeno 1/3 di quello che si sta tagliando.
    Nel seguente disegno sono riportate le principali regole di base cui attenersi nell'effettuare le potature.

    TECNICHE DI TAGLIO
    Il taglio di un ramo deve essere effettuato secondo le regole previste dell'arboricoltura moderna, definite tenendo conto della capacità di compartimentazione e chiusura delle ferite da parte della pianta.
    1. Taglio di ramo con collare
    2. Taglio di ramo senza collare
    3. Taglio di ramo codominante
    4. Taglio di ritorno
    5. Taglio di ramo con corteccia inclusa
    6. Taglio di ramo secco

    1.1. POTATURA DI FORMAZIONE
    Intervento da effettuarsi a carico di alberi giovani, allo scopo di correggere o prevenire errori di impostazione della struttura della chioma (eliminazione o riduzione di rami codominanti, con corteccia inclusa, danneggiati, sfreganti o con direzione/impostazione di crescita sbagliata, ecc.).
    Come alberi giovani si intendono alberi di recente impianto (non oltre 10 anni dal momento della messa a dimora) e/o di ridotte dimensioni (altezza inferiore a 10 m), la cui chioma è costituita in termini strutturali da rami fini, medi e grossi, mentre sono assenti le branche.

    1.2. INNALZAMENTO CHIOMA
    Eliminazione/riduzione dei rami presenti nella parte inferiore della chioma. Questo intervento è richiesto per lo più a carico di alberi situati lungo le strade, per evitare interferenza della chioma con i veicoli in transito (vale anche nel caso di interferenza in zone di passaggio pedonale). Si tratta di un intervento che dovrebbe essere effettuato su alberi giovani, con finalità preventive in vista del loro futuro sviluppo, evitando così successivi interventi di taglio su grosse sezioni.

    1.3. RIMONDA DEL SECCUME
    Si riferisce all’eliminazione di moncherini (per moncherino si intende una porzione morta di ramo o branca, direttamente inserita nel tronco e priva di ramificazioni laterali), rami o branche morte, con diametro ³ 3 cm. Nella definizione dell’intervento è necessario specificare l’altezza dell’albero e le dimensioni del legno secco (rami e/o branche), individuando una delle seguenti possibili combinazioni:

    1.4. MANUTENZIONE DELLA CHIOMA
    Intervento a carico di rami della chioma di alberi adulti, realizzato allo scopo di correggere "per tempo" (cioè con tagli su piccole superfici) situazioni di sviluppo indesiderato (per es. chioma con presenza diffusa di rami filati, malconformati, sfreganti, con inserzioni deboli, eccessivamente appesantiti, ecc..).
    Nella definizione dell’intervento è necessario specificare l’altezza dell’albero, scegliendo tra le seguenti possibilità:

    1.4.1. MANUTENZIONE DELLA CHIOMA su alberi di altezza < 15 m;
    1.4.2. MANUTENZIONE DELLA CHIOMA su alberi di altezza tra 15 e 25 m;
    1.4.3. MANUTENZIONE DELLA CHIOMA su alberi di altezza > 25 m;

    Si precisa che la cura della chioma è un intervento di "taglio sul legno vivo" e non prevede pertanto l’eliminazione di rami o branche morte.

    1.5. TRATTAMENTO DI ALBERI CAPITOZZATI
    Si distinguono due tipi di intervento:

    1.5.1. TRATTAMENTO DI ALBERI CAPITOZZATI mediante contenimento dei succhioni: consiste in un intervento di "riequilibratura" del capitozzo da effettuarsi mediante l’eliminazione di alcuni succhioni e/o la loro riduzione in altezza. Nell’effettuare tale operazione è necessario tenere conto dello stato del capitozzo e del diametro della branca portante. Questo intervento ha lo scopo di rimediare al capitozzo, creando nel tempo una chioma secondaria. A tale fine è necessario ripetere il trattamento ogni 3/5 anni.

    1.5.2. TRATTAMENTO DI ALBERI CAPITOZZATI mediante rinnovo del capitozzo: da effettuarsi in presenza di forti marciumi, consiste nel creare un nuovo capitozzo mediante l’eliminazione (taglio) di quello precedente.

    1.6. DIRADAMENTO DELLA CHIOMA
    Da effettuarsi in caso di chioma eccessivamente densa, prevalentemente per favorire un maggior passaggio di luce, oppure, in casi eccezionali, per ridurre l’effetto vela. L’intervento prevede il taglio di soli rami, da effettuarsi in modo uniforme, seguendo la struttura della chioma senza modificarne dimensione e forma (habitus), e concentrando il taglio sui rami deboli, sfreganti, malformati, ecc..
    Nella definizione dell’intervento è necessario specificare l’altezza dell’albero, scegliendo tra le seguenti possibilità:

    1.6.1. DIRADAMENTO DELLA CHIOMA su alberi di altezza < 15 m;
    1.6.2. DIRADAMENTO DELLA CHIOMA su alberi di altezza tra 15 e 25 m;
    1.6.3. DIRADAMENTO DELLA CHIOMA su alberi di altezza > 25 m;

    1.7. RIDUZIONE IN ALTEZZA DELLA CHIOMA
    Riduzione dell’altezza della chioma, principalmente per motivi statici (limitazione dell’effetto vela), cercando comunque di mantenere il più possibile la sua forma naturale. Il taglio, da eseguirsi sui rami più esterni, deve avere le caratteristiche del taglio di ritorno. Va specificata la % di riduzione (in riferimento all’altezza della pianta), che non deve di norma essere >25%. Solamente in casi eccezionali, nel caso cioè di piante seriamente danneggiate o deperienti, con vitalità ridotta, riguardo le quali si è tuttavia optato per una loro conservazione (per es. per finalità ecologiche), la riduzione della chioma può superare tali soglie e interessare pertanto al taglio anche branche di considerevoli dimensioni (capitozzatura).
    Nella definizione dell’intervento è necessario specificare l’altezza dell’albero, scegliendo tra le seguenti possibilità:

    1.7.1. RIDUZIONE IN ALTEZZA DELLA CHIOMA su alberi di altezza < 25 m;
    1.7.2. RIDUZIONE IN ALTEZZA DELLA CHIOMA su alberi di altezza tra 25 e 35 m;
    1.7.3. RIDUZIONE IN ALTEZZA DELLA CHIOMA su alberi di altezza > 35 m;

    1.8. RIDUZIONE PARZIALE DELLA CHIOMA
    Riduzione di precise porzioni della chioma, per limitarne l’invadenza nei confronti di edifici, linee elettriche, altre piante, ecc.. Il taglio deve avere le caratteristiche del taglio di ritorno, da eseguirsi sui rami più esterni.
    Nella definizione dell’intervento è necessario specificare l’altezza dell’albero, scegliendo tra le seguenti possibilità:

    1.8.1. RIDUZIONE PARZIALE DELLA CHIOMA su alberi di altezza < 15 m;
    1.8.2. RIDUZIONE PARZIALE DELLA CHIOMA su alberi di altezza tra 15 e 25 m;
    1.8.3. RIDUZIONE PARZIALE DELLA CHIOMA su alberi di altezza > 25 m;

    1.9. ELIMINAZIONE/RIDUZIONE DI BRANCA
    Intervento "eccezionale" a carico di una singola e ben individuata branca. Si applica in presenza di branche malconformate, "sfreganti", di ostacolo (interferenze con strade o strutture), con inserzione debole, codominanti, ecc..
    In ogni caso, laddove possibile, è sempre da preferire all’eliminazione totale della branca la sua riduzione.
    Nella definizione dell’intervento è necessario specificare l’altezza alla quale è inserita la branca, scegliendo tra le seguenti possibilità:

    1.9.1. ELIMINAZIONE/RIDUZIONE DI BRANCA inserita a un’altezza < 15 m;
    1.9.2. ELIMINAZIONE/RIDUZIONE DI BRANCA inserita a un’altezza > 15 m;

    1.10. ELIMINAZIONE DI POLLONI DAL COLLETTO (SPOLLONATURA)
    L’eliminazione dei polloni dovrà essere ripetuta periodicamente allo scopo di evitare ferite da taglio di dimensioni eccessive. Si raccomanda l’utilizzo di forbici o seghetto, in modo da creare superfici di taglio nette ed evitare danneggiamenti in corrispondenza dei punti di inserzione.

    1.11. ELIMINAZIONE DI RICACCI DAL TRONCO
    L’eliminazione dei ricacci è prevista fino in corrispondenza del punto di inserzione del primo palco. L’intervento dovrà essere ripetuto periodicamente allo scopo di evitare ferite da taglio di dimensioni eccessive. Si raccomanda l’utilizzo di forbici o seghetto, in modo da creare superfici di taglio nette ed evitare danneggiamenti in corrispondenza dei punti di inserzione.

    1.12. POTATURA A TESTA DI SALICE
    Si tratta di una potatura realizzata per scopi ornamentali, ovvero per conferire alla pianta un determinato aspetto estetico. La potatura, iniziata quando l’albero è giovane, viene effettuata per la prima volta a carico di rami fini o medi (Æ < 5cm), dopodiché gli stessi rami vengono tagliati sempre nello stesso punto con periodicità variabile da uno a tre anni. Nel tempo si creano così dei capitozzi (teste di salice) con succhioni del diametro di 3-5 cm. Al momento del taglio dei succhioni dovrà venire mantenuto un succhione per ogni testa di salice con funzione di "tirasucchio" allo scopo per mantenere vitale e funzionale il capitozzo.

    2. CONSOLIDAMENTI/ANCORAGGI CON TIRANTI DINAMICI
    Sono interventi volti ad evitare la rottura/caduta di porzioni della chioma, o dell’intera pianta, e garantire in tal modo la stabilità dell’albero e la sua conservazione.
    L’impiego dei tiranti può essere previsto nei seguenti casi:

  • consolidamento di branche impostate su biforcazioni con corteccia inclusa o con punto di inserzione debole;
  • consolidamento di branche con difetti (cavità, ferite) che ne indeboliscono la struttura;
  • consolidamento di branche sviluppate orizzontalmente ed esposte a sollecitazioni;
  • ancoraggio della pianta con stabilità ipogea ridotta, da realizzarsi a terra, su manufatti o su altre piante.

  • Nella definizione dell’intervento è necessario specificare il numero dei tiranti e l’altezza alla quale andranno posizionati, scegliendo tra le seguenti possibilità:

    2.1. CONSOLIDAMENTO/ANCORAGGIO con tiranti inseriti a un’altezza < 15 m;
    2.2. CONSOLIDAMENTO/ANCORAGGIO con tiranti inseriti a un’altezza tra 15 e 25 m;
    2.3. CONSOLIDAMENTO/ANCORAGGIO con tiranti inseriti a un’altezza > 25 m;

    3. SISTEMAZIONE DELLA ZONA D’IMPIANTO
    Riguarda una serie di interventi per il miglioramento delle caratteristiche della zona di impianto, allo scopo di creare condizioni favorevoli a un idoneo sviluppo dell’albero. Si distinguono i 2 seguenti gruppi di interventi:

    3.1. SISTEMAZIONE DELLA ZONA D’IMPIANTO mediante rimozione/sostituzione della copertura. Da realizzarsi in presenza di coperture sigillanti quali asfalto, cubetti/lastre di porfido cementati, ecc., e/o nel caso in cui il materiale di copertura presenti caratteristiche indesiderate tali da richiederne una sostituzione o l’apporto di nuovo materiale.

    3.2. SISTEMAZIONE DELLA ZONA D’IMPIANTO mediante miglioramento delle proprietà fisiche e/o chimiche del terreno. Riguarda le caratteristiche del terreno nello spazio direttamente occupato delle radici, e comprende differenti tipi di intervento, quali per es. decompattazione/aereazione, apporto idrico, concimazione, micorrizazione, ecc.

    4. INDAGINE FITOSTATICA VISIVA (V.T.A. Visual Tree Assessment)
    Valutazione dello stato fitosanitario e delle condizioni di stabilità della pianta, da effettuarsi mediante osservazione visiva, senza cioè l’ausilio di alcuna strumentazione specifica.
    L’analisi visiva viene impiegata anche come intervento di monitoraggio allo scopo di tenere sotto controllo l’evoluzione di determinate situazioni riscontrate a carico della pianta, in grado di poterne compromettere con il loro sviluppo la futura vitalità o stabilità.

    Si distinguono i 2 seguenti tipi di indagine visiva:

    4.1. INDAGINE FITOSTATICA VISIVA da terra

    4.2. INDAGINE FITOSTATICA VISIVA INTEGRALE (da terra e in quota)
    Nella definizione dell’intervento di valutazione visiva in quota è necessario specificare l’altezza dell’albero, scegliendo tra le seguenti possibilità:
    4.2.1. INDAGINE FITOSTATICA VISIVA INTEGRALE su alberi di altezza < 15 m;
    4.2.2. INDAGINE FITOSTATICA VISIVA INTEGRALE su alberi di altezza tra 15 e 25 m;
    4.2.3 INDAGINE FITOSTATICA VISIVA INTEGRALE su alberi di altezza > 25 m;

    5. INDAGINE FITOSTATICA STRUMENTALE
    Intervento da effettuare in presenza di sintomi o evidenze esterne che denotino o possano fare supporre la presenza di difetti della pianta a livello epigeo o ipogeo tali da comprometterne la stabilità sua o di sue parti. Oltre alle specifiche analisi strumentali, l’intervento comprende l’analisi fitostatica visiva (V.T.A. Visual Tree Assessment) dell’intera pianta.
    Attualmente, le metodologie di più frequente utilizzo sono le seguenti:

  • Xylo-Density-Graph: Resistograph, Teredo;
  • Tomografia sonica;
  • Prove di trazione (SIM - metodo Elastometro/Inclinometro)
  • 6. TRATTAMENTI FITOSANITARI
    Si distinguono i due seguenti gruppi di intervento:

    6.1. TRATTAMENTO FITOSANITARIO di irrorazione della chioma
    I prodotti impiegabili sono definiti dalla legge sui "prodotti fitosanitari"(ex. presidi sanitari). I parametri tecnici da prendere in considerazione nella scelta dei prodotti fitosanitari riguardano il tipo di principio attivo da utilizzare e, conseguentemente, il formulato commerciale e la sua modalità di distribuzione. Per l’impiego di prodotti delle classi T+, T e Xn occorre essere in possesso di specifica autorizzazione.
    Ogni trattamento antiparassitario della chioma richiede di adottare le necessarie precauzioni e misure di prevenzione per ottimizzare l’efficacia dell’intervento minimizzando i rischi ad esso connessi. Vanno specificati il tipo di parassita da combattere e il prodotto fitosanitario che si vuole impiegare.

    6.2. TRATTAMENTO FITOSANITARIO di endoterapia
    I trattamenti endoterapici possono rappresentare una soluzione per il controllo di alcuni parassiti. I prodotti impiegabili sono definiti dalla legge sui "prodotti autorizzati" per l’endoterapia.

    7.ABBATTIMENTO
    Nel definire questo tipo di intervento è necessario specificare le dimensioni dell’albero e il tipo di abbattimento richiesto (a caduta o per depezzamento), individuando una delle seguenti possibili combinazioni:

    N.B.: nell’intervento di abbattimento non è compresa la rimozione della ceppaia, da computare a parte (cfr. int. 8)

    8. RIMOZIONE DELLA CEPPAIA
    Nella definizione dell’intervento è necessario specificare il diametro della ceppaia, scegliendo tra una delle seguenti possibilità:

    8.1. RIMOZIONE DI CEPPAIA con diametro < 50 cm;
    8.2. RIMOZIONE DI CEPPAIA con diametro da 50 a 100 cm;
    8.3 RIMOZIONE DI CEPPAIA con diametro > 100 cm;

    Per la rimozione della ceppaia si ricorre di solito ad una delle seguenti tecniche:

  • rimozione della ceppaia con fresa;
  • rimozione della ceppaia con rotore;
  • rimozione della ceppaia con escavatore.
  • 9. INTERVENTI NON CODIFICATI
    Si tratta di interventi per i quali, dato il loro carattere "eccezionale" (nel senso di "poco comune") non è prevista alcuna apposita categoria di intervento all’interno del sistema di classificazione.
    La definizione di tali interventi dovrà essere effettuata ricorrendo di volta in volta ad una specifica descrizione di ciascuno di essi.
    Tra gli interventi non codificati rientrano ad esempio la rimozione di rampicanti, il sostegno di branche con pali tutori, ecc.

    OSSERVAZIONI IMPORTANTI:

  • Nella realizzazione di potature (int. 1.1-1.11), abbattimenti (int.7) e rimozioni della ceppaia (int.8), si intende inclusa la raccolta del materiale di risulta, mentre il conferimento a discarica del materiale va computato a parte.
  • Si precisa che la scelta di quale/i intervento/i adottare a carico di una data pianta deve essere sempre preceduta dalla valutazione dell’opportunità di realizzare un intervento. Condizioni di ridotta vitalità della pianta, senescenza, danneggiamenti diffusi, localizzazione critica, ecc., possono infatti talvolta (sicurezza permettendo) sconsigliare l’adozione di qualsiasi misura e sono comunque fattori da tenere opportunamente in considerazione per la giustificazione in termini tecnici e/o economici dell’intervento.
  • Conclusioni
    Per alcuni lettori il numero di interventi da noi proposto per la cura e manutenzione dell‘albero inteso nella sua globalità (condizioni ipo- ed epigee) potrà risultare forse ridotto. È però nostra opinione che gli interventi realmente necessari per garantire un ottimale stato di salute e sicurezza agli alberi debbano in realtà limitarsi a quelli strettamente indispensabili, rispettandone bellezza, dignità e funzione.
    Ad ogni modo, senza alcuna pretesa di completezza riguardo quanto da noi proposto, speriamo con questo lavoro di offrire un contributo per giungere presto anche in Italia all‘adozione di un regolamento nazionale degli interventi di manutenzione e cura degli alberi caratterizzato da una terminologia univoca e riferito a precise prescrizioni tecniche.

    Ringraziamenti
    Gli autori desiderano ringraziare Andrea Trentini, titolare della ditta ARBOTEAM di Bolzano per i preziosi consigli forniti, derivanti dalla sua lunga esperienza pratica nel settore dell’arboricoltura in ambito urbano.

    Bibliografia

    AAVV. 1999: Tree Pruning Guide, European Arboricultural Council. Ampfield House, Ampfield, GB.

    AAVV. 2001: ZTV-Baumpflege. Zusätzliche Technische Vertragsbedingungen und Richtlinien fűr Baumpflege. Forschungsgesells chaft Landschaftsentwicklung Landschaftsbau e.V., Bonn.

    European Treeworker, 2002: Handbook/European Arboricultural Council. Patzer Verlag, Berlin–Hannover.

    Lonsdale, D.; 1999: Principles of Tree Hazard Assessment and Management. Research for Amenity Trees No. 7. Forestry Commission, London: The Stationery Office.

    Pestalozza A., 2002: Indagini preliminari. Acer, 2: pp. 53-56.

    Shigo, A. L.; Larson, V. H.; Edwin, A., 1969: Photo Guide to the Patterns of Discoloration and Decay in living northern Hardwood Trees. U.S.D.A. Forest Service Research. Upper Darby, USA.

    © Lobis Valentin e Tomasi Mauro